Domani, sabato, alle ore 21 presso il cinema President si terrà l’evento: “Cantiamo alla vita”, annuale spettacolo di premiazione delle “piacentine illustri”, condotto da Fausto Frontini in occasione della celebrazione della festa della donna.

Premiata la nostra volatrice Doriana Riva, in qualità di poetessa piacentina dell’anno. Brava!!!!!

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Siamo felici e orgogliosi di annunciare che il nostro “Volattore” Federico Puorro sta per spiccare il volo con una sua opera solista!

Sabato 3 dicembre alle ore 17 e 30 alla Libreria Romagnosi di Piacenza sarà presentato il suo libro “Il cliente ha sempre la…ragione?” Sottotitolo “Manuale semiserio di sopravvivenza per operatori del settore alimentare” (LIR edizioni)

Un libro umoristico, in parte autobiografico, che esprime il talento e l’ironia dell’autore. Una raccolta di monologhi editi e non di cabaret.

Un modo per conoscere non solo lo scrittore, ma anche l’artista che festeggia proprio quest’anno i ventun anni di attività sul palco come clown, attore e comico.

E che da ventun anni lavora in un luogo in cui può osservare da vicino l’umanità.

Ma per saperne di più venite alla sua presentazione.

A festeggiarlo ci saremo tutti noi.

Per acquistare il libro potere rivolgervi alla Libreria Romagnosi – Via Romagnosi , Piacenza

Preparatevi a sorridere con intelligenza e a scoprire un uomo e un artista di grande spessore artistico e umano.

Federico Puorro

Di seguito il bell’articolo di Libertà a lui dedicato:

Recensione su Libertà del 3/12/2011

 

E’ con immenso dolore che comunichiamo la scomparsa del nostro volatore più anziano, il nostro decano, il grande cantastorie di Piacenza.

Ancora attoniti ne ricordiamo le qualità umane, l’ironia, la penna sopraffina, l’intelligenza acuta. E la sua giovinezza, l’anima allegra e talvolta irriverente.

Stai volando più in alto di noi, Agostino.

Ci mancherai tanto.

“Sono un “contastorie”, racconto vicende di altri: “fatti”, per lo più.
Sentimenti grandi e profondi (odio o amore sempiterni, ad esempio) non fanno per me, sono un superficiale; c’è poco da scavare in me, meglio non farlo, c’è il rischio …di non trovarci niente.
Attorno ai personaggi dei miei racconti non aleggiano musiche
immortali, al massimo ci potrebbero stare le note di una canzonaccia o lo strimpellìo di una chitarra.
È il mio lettore che insiste ad attribuire reconditi e nascosti significati
alle mie chiacchierate… sono solo un “figlio di buona donna” che lo
imbroglia portandolo per mano dove voglio io, ma che poi si fa perdonare lasciandolo libero di scorrazzare come vuole lui.

( Agostino Damiani. Prefazione a Via Solferino 52 –  tratto da “Confini”, Edizioni Domino 2009)

I Volatori Rapidi vi invitano a conoscere i loro nuovi volumi editi da Lir:

“L’ombrellone a tredici colori”

“Undici spicchi di luna”

“Dodici viaggi insoliti”

 

IL NOME DI MIO FRATELLO

Christian scende le scale in silenzio, guarda il muro e di sbieco le persone che incrocia. Accenna un movimento obliquo del capo torcendo il collo come se l’avessero impiccato. Isa, sua sorella maggiore, quando ha partorito, ha chiamato il bambino come lui. Le hanno chiesto perché, quasi fosse una colpa e lei, ai curiosi che guardavano il neonato oltre il vetro, ha risposto: «È il nome di mio fratello».
Isa, dopo tanto girovagare, due anni fa ha sposato Orlando, il ragazzo dell’appartamento di fronte. Avrebbe desiderato sposarsi con chi le avesse fatto battere il cuore fin sulla punta della lingua. Con Renato era durata tre anni. Una notte però, le farfalle intrappolate nella pancia erano fuggite come falene e al risveglio, vedendo il faccione ronfante del compagno, la barba ispida e il rotolo di pancia che sbocciava dalla maglia girata insù, aveva fatto le valigie ed era sparita lasciando sul comodino il catalogo Ikea e la piantina della casa. Orlando intanto studiava. Si era diplomato, fidanzato con Anna, lasciato, poi con Giulia, lasciato, laureato in economia e commercio. Aveva trovato lavoro. Gli piaceva fare cose semplici: la pizza il sabato, una gita la domenica, le partite la sera. I genitori di Isa seppero attendere il tempo giusto. Era da sempre che sognavano per la figlia un giovane a modo. La vedevano tornare dai viaggi devastata, come fosse stata in guerra: magra, pallida, ferita; così, quando le intuirono negli occhi il disincanto, levarono l’arrocco e fecero scacco in tre mosse: cena con i genitori di Orlando, incontro casuale Orlando Isa, consapevolezza nell’uno dell’esistenza dell’altra e viceversa. Orlando lavorava in banca già da sei mesi, in una filiale distante ma in un posto di responsabilità, e Isa si convinse dell’inesistenza del principe azzurro.
Tre mesi prima del matrimonio, il signor Beppe, quando aveva già comprato il vestito per condurre all’altare la sua Isa, si salvò da un ictus celebrale per miracolo. Fu Christian a trovarlo rantolante sul pavimento e ad avvertire il 118. Uscì dall’ospedale per il matrimonio, accompagnato da un’infermiera e spinto dal figlio sulla carrozzella a porgere il braccio tremante alla sposa, mentre la chiesa si liberava dalla commozione con un applauso, mitigando l’attesa di Orlando.
Adesso, per essere puntuale, Orlando la mattina esce alle sei e percorre 100 chilometri. Torna alle nove e a volte neppure aprono le persiane della villetta comperata fuori città. Il sabato comincia la guerra dei tagliaerba e della spesa e delle cure al bimbo. A curare il signor Beppe invece, paralisi monolaterale, ci pensa Christian. Dopo qualche lavoro in assunzione obbligatoria non ha trovato più niente. Ha già passato i trent’anni. Tutte le mattine escono alle dieci e vanno al parco. Christian spinge la carrozzella e corre a tenere le porte, a controllare i gradini, a comprare il giornale. Ha imparato a leggere meglio e quando suo padre è stanco, anche se non capisce gli articoli, sputa le parole nere d’inchiostro e le trasforma in sussurri lenti che si spiegano sotto le chiome dei platani. A mezzogiorno tornano a casa. Se piove, giocano a briscola. A Christian piace ramino ma suo padre non ce la fa a tenere in mano troppe carte. Guardano le gocce di pioggia e il padre lascia che Christian segni i punti sui vetri appannati.
«È bello, Christian», dice Christian ridendo.
Il padre annuisce. Ammicca.
«Mica io», continua, «il bambino. Il bambino di mia sorella».
«Tuo nipote! Sei suo zio», dice allora il padre.
Christian resta muto, inclina il capo ed è come se uno stormo di falene gli artigliasse la vista. Il piccolo Christian gattona inseguito dalla nonna. Da quando Isa ha ripreso a lavorare lo lasciano lì. Cresce, impara, guarda nonni e zio: sorride. Quando escono tutti insieme, inseguiti da occhiate che ancora si chiedono perché Isa abbia dato al figlio il nome del fratello, occupano tutto il marciapiede.
«Lo sa Dio…», si rispondono da sole le malelingue.
Sì, credo proprio sia così. Dio lo sa.

Un po’ sardo un po’ milanese, Luigi Tuveri ( luituve@tin.it http://www.luigituveri.it ) è nato a Milano il 30/7/64. Scrive poesie, romanzi e racconti per raccontare a sé, a chi ascolta e al futuro, lo spazio e il tempo che vive.

Da oggi 24 luglio e per tutto il mese di Agosto a cadenza bisettimanale il quotidiano Libertà di Piacenza, per la terza estate consecutiva, pubblicherà una serie di racconti inediti dei Volatori Rapidi.
Quest’anno il tema è “Viaggio in Libertà”.
Ad aprire le danze il racconto “Warren Biker” di FEDERICO PUORRO.

Teneteci d’occhio….

Continua la collaborazione dei Volatori con il periodico Terre Verdiane diretto da Luigi Franchi.

In questo numero il racconto del nostro mitico fondatore Ottavio Torresendi, fresco vincitore, tra l’altro, del prestigioso concorso nazionale   “Parole in corsa” , organizzato da ASSTRA, l’agenzia nazionale dei trasporti pubblici con il racconto “Il retro dell’autobus N.16.”

BIGLIETTO DI SOLA ANDATA

 

Lei era li, avvolta in un sacco di iuta, sull’ultimo sedile prima della porta di uscita.

Sentivo il buon senso dentro di me urlare ‹‹ Lascia stare,può essere pericoloso,può essere…››ma ormai era troppo tardi.

La mia mano  si era collegata ai neuroni della curiosità, mentre le linee delle azioni giuste faticavano ad avere campo…la mia mano l’aveva tolta dal suo sudario di canapa color tabacco.

I mattini nascono a volte così, con te che sali su una corriera per presentarti all’ennesimo colloquio dell’ennesimo tentativo di far fruttare una laurea in architettura, nell’infinito deserto inascoltato delle tue legittime aspirazioni e finiscono con un sudario di canapa, apparentemente dimenticato.

Sicuramente era “loro”, perché “loro”, dimenticati da una corriera privata su questa corriera pubblica ,la mia corriera pubblica, non dovevano esserci.

Ed erano di questa opinione anche gli altri occupanti della corriera pubblica alla fermata dell’autobus di Sariano.

Di loro non conoscevo nulla, nulla delle loro legittime aspirazioni ma avevo una certezza… erano vestiti come me.

Meno formali,meno “sono venuto per un colloquio di lavoro,ho appuntamento con l’Ingegner Vampa”, alcuni con accostamenti un po’ esplosivi, alcuni ombelichi su pance un po’ troppo tondeggianti, un po’ troppo esposti, ma di sicuro nessuno di loro era vestito da scudiero o da paggio o da cavaliere medioevale.

Un castello, una rocca, quella di Gropparello, uno dei tanti qui su queste autunnali colline fra il Chero, il Riglio e il Vezzeno.

Un torneo medioevale per la gioia di  turisti armati di macchine digitali e di emozioni preconfezionate, preriscaldate, pronte all’uso.

Figuranti calati nella parte dei festeggiati vincitori, dimenticati da più disattenti o forse più euforici o semplicemente più sbronzi figuranti perdenti.

E io sono adesso davanti al suo scintillio,  ora che è privata del suo sudario color tabacco,  estratta da un fodero pesante segnato da ricordi di un tempo che l’ha corroso.

Il suo luccichio ha invaso la cabina dell’autobus e lo sfolgorio nasconde ogni certezza delle cose concrete.

Solo le parole incise sulla guardia della spada vengono verso di me quasi animate e mi sussurrano…

‹‹ Cavaliere, ancora una volta vincitore! La fama del vostro coraggio e della vostra spada vi precedono ormai ad ogni torneo.›› Ho una spada,la mia spada, ho uno scudo, il mio scudo e ho un nuovo tempo, il mio tempo.

Ho un tempo, quello delle mie ambizioni, che si disgrega man mano che le ombre si allungano sull’arena del torneo.

Ho un tempo, quello delle speranze calpestate, che si allontana come le foglie ingiallite dei faggi colpite dal maestrale.

Forse esiste per questo incantesimo una porta, una via di sicurezza, se esistesse un ripensamento.

Tutto è accaduto sulla corriera, forse è sulla corriera….forse è la corriera.

‹‹ Io prima lo avevo veduto.›› Lo sguardo di Robaldo ha la velocità di chi, incontrando cose sul suo cammino, si chiede se possano essere utili a colmare una voragine di fame che lo perseguita.

‹‹ Io prima lo ebbi a raccogliere.››  La spocchia di Adalberto è di chi si nutre dei succulenti avanzi della tavola del suo signore ogni volta che lui banchetta e si accompagna ai cavalieri dei suoi tornei.

 ‹‹La pioggia non bagna chi per primo la guarda al sicuro di una cinta merlata, ma dell’erba che silenziosa l’accoglie.››

Adalberto godeva nel confondere le idee del suo agreste amico con le metafore che udiva declamare al cospetto del suo Signore.

‹‹ L’appartenenza credo invece sia di chi carpisce il segreto di questo arcano che il cavaliere vincitore ha perduto.››

L’astuzia di Robaldo voleva tendere una trappola a Adalberto, per aggirare le metafore e impadronirsi di quel foglietto colorato, anche se ormai era certo della sua non commestibilità.

 ‹‹ Caprone, più dei caproni che governi per l’ignoranza che soverchia la sporcizia dei pensieri tuoi! Tu vorresti or ora che disvelassi la maledizione che si nasconde in questo arcano che la spada cristiana del cavaliere vincitore ha allontanato dai suoi occhi.››

In realtà Adalberto, anche se godeva dei favori di una tavola a cui serviva e si beava delle declamazioni dei poeti e dei cantori che intrattenevano il suo signore, era analfabeta, tanto quanto il suo astuto amico, ma aveva un’idea che lo avrebbe tratto di impaccio, anche se a fronte di un sacrificio.

‹‹ Se recitassi la formula della maledizione essa percuoterebbe me e le mie viscere, mentre la fede che l’ha allontanata dagli occhi del cavaliere governerà anche questo  mio gesto.››

Cosi dicendo prese l’arcano colorato e lo gettò fra la sabbia scavata dagli zoccoli dei cavalli nella lizza del torneo.

Fu lì, fra l’erba che crebbe nell’attesa del torneo di primavera,fu lì, fra i denti di leone, la borraggine e la rucola selvatica che lentamente si sciolse l’arcano colorato che mi avrebbe riportato a ben altre battaglie quotidiane, con avversari non certo così leali e senza le regole di Geoffrey di Previlly.

Sarebbe bastato che io lo avessi recuperato e avessi letto ciò che vi era impresso

“ Biglietto di solo andata Sariano-Piacenza”.

http://www.terreverdianenews.info/lista_art.php?id=23

I Volatori Rapidi vi aspettano ai Venerdì Piacentini il giorno 25 Giugno dalle ore 21.40 in Piazza Cavalli .
Lettura di brani tratti dai loro libri: “1995 Km da Santiago” (Ed. LIR) e “Confini” (Ed. Domino) e molto altro ancora!

I VENERDI´ PIACENTINI
PIACENZA
Appuntamento ormai tradizionale organizzato in collaborazione con l´Assessorato al Commercio e l´Assessorato alla Cultura del Comune di Piacenza.
Tutti i venerdì a partire dall´ 11 giugno, le piazze del centro storico si animeranno di musica, spettacoli, animazione ed i negozi osserveranno una straordinaria apertura serale.

Da martedì 22 luglio la nuova edizione dei racconti estivi dei Volatori Rapidi sul quotidiano Libertà, ispirato alla Fine del Mondo prevista dai Maya nel 2012.

Non mancate all’appuntamento!

Alle 19 e 52 del 7 gennaio è nato GIORGIO!

Benvenuto nel nostro nido piccolo volatore e tante felicitazioni alla nostra Alessandra Locatelli e a suo marito Marco Riboni da parte di tutti gli zii del gruppo!

STROKES di Stefano Pitino

 

Strokes è il libro che non ti aspetti.

Non è un romanzo, non è una sceneggiatura, non è una pièce teatrale.

E’ tutto questo insieme.

Come in un Decamerone moderno dodici giovani si ritrovano rinchiusi in un luogo distante da tutto e da tutti. Catapultati in tre stanze senza nessuno sbocco esterno. Circondati dal Nulla.

Come non vedere già in questo inizio straniante una metafora dei nostri giorni?

Dodici tipi umani paradigmatici: il benestante gaudente,  la “barbie” arrivista e la sua amica ombra che vive di luce riflessa, la bulemica sensibile, il duro e il suo tirapiedi, la fidanzata tradita, il secchione introverso, il gay che non si accetta, il ragazzo senza bussola e poi loro, Stefan e Virgy, i Romeo e Giulietta della situazione.

Ma il vero protagonista è lui, un gigantesco orologio a pendolo che compare ogni ora chiamando davanti a sé, uno ad uno, i dodici ragazzi, in un drammatico gioco ad eliminazione.

E’ la Morte. L’unica possibilità per sfuggirle è trovare la Chiave.

Così si esprime l’Orologio con voce grave all’inizio della vicenda, per non parlare mai più.

Nell’attesa di affrontare il proprio destino, in una spasmodica corsa contro il tempo (tutta la vicenda si svolge in sole dodici ore)  i giovani imparano a conoscersi, si incontrano e si scontrano anche in modo brutale e drammatico, si lasciano e si innamorano, ma, soprattutto, vanno alla ricerca della propria identità. Come capita tutte le volte che la Morte bussa alla porta, rivelano il peggio e il meglio di sé.

Sentimenti estremi che Pitino descrive con intensità e leggerezza, con una scrittura piena di ritmo, avvolgente, incalzante,  come gli avvenimenti che si susseguono inaspettati senza lasciare un attimo di tregua.

Un Grande Fratello metafisico? Questa definizione, sebbene riduttiva, rende però l’idea della modernità del soggetto di Stefano Pitino.

Rispetto al Grande Fratello c’è però un’enorme differenza.

Nessuno vede quello che sta succedendo ai dodici a parte la Morte e loro stessi. E Dio, per coloro che ci credono.

Una resa dei conti della nostra civiltà di fronte a temi come l’Assoluto, la Morte  e l’Amore.

Ed è proprio ancora una volta Eros e Thanatos il binomio decisivo di questo libro, la cartina di tornasole. Sta in questa medaglia  a due facce la salvezza dell’Umanità?

Il finale, non scontato, non fornisce tutte le risposte ma proietta dentro l’anima del lettore una luce di speranza.

Un successo tra i giovani, un libro pubblicato a puntate in rete che, grazie ad un fortissimo passaparola, sta conquistando importanti risultati di vendite.

L’autore, Stefano Pitino,è un personaggio poliedrico. Sebbene molto giovane (classe 1980) ha esperienze come drammaturgo, regista, responsabile dell’animazione nei villaggi turistici è al suo primo romanzo, anche se ha già diverse esperienze nel campo letterario

E’ un libro che fa bene al cuore e allo spirito e risveglia sentimenti profondi.

Personalmente mi ha incantato.  Per questo lo consiglio a tutti, in particolare a coloro che hanno bisogno di carezze nel corpo e nell’anima.

 

L’autore

 

 

 

  

                               I Volatori Rapidi col loro libro “1995 Km da Santiago” vincono un nuovo premio: l’importante Premio Europeo di Arti Letterarie “Via Francigena 2010″.  

La Giuria del Premio, presieduta da   

Giampietro Rigosa,  

e composta da   

Carlo Alfieri,  

Andrea Baldini,  

Giuseppe Benelli,  

Giuseppe Luigi Coluccia,  

Rina Gambini,  

Stefano Mecenate,  

Rosella Morbidelli   

Marina Pratici,  

ha così decretato:   

Trofeo Via Francigena  

VOLATORI RAPIDI, Piacenza, per “1995 Km da Santiago”  

   

La cerimonia di premiazione avverrà nella splendida cornice della Piazza del Pozzo di Filetto (Villafranca Lunigiana –  MS)  

 domenica 20 giugno 2010 alle ore 16.

E’ arrivato anche il turno della nostra volatrice più giovane, Monia Sogni, scrittrice, poetessa e pittrice e di Agostino Damiani, il nostro senior, pluripremiato autore di gustose novelle, spessissimo ospite delle pagine di “Libertà”.

Eccovi il loro racconto a due mani:

CODICE ROSSO

Lasciato il piazzale i Carabinieri procedettero per qualche chilometro, lentamente, quando improvvisamente illuminarono un giovane che veniva trafelato verso di loro, correndo.
« Vuoi vedere che questo è il figlio…»
Lo presero a bordo e seguirono le sue istruzioni per raggiungere una piazzuola poco distante, giù per una stradina alberata.
La Golf giaceva su di un fianco fuori dalla carreggiata, quasi a ruote all’aria; gli air-bag erano esplosi e un solo faro illuminava parzialmente la scena. Si sentiva un forte odore di benzina. Una ragazza spaventatissima era in piedi fuori dall’auto. Gridava:
« Ma dove sei andato? Cazzo, mi lasci sola dentro l’auto con addosso quel cuscino di gomma…»
« Eri svenuta…non riuscivo a tirarti fuori…sono corso a cercare aiuto…»
Disse il Carabiniere anziano, che di figli grandi ce ne aveva anche lui:
« Ma tu…non sei la figlia di quello del distributore di Borghetto?
« Si, l’Agip.»
« Dai, ragazzi, salite dietro che per l’auto ci vuole il carro attrezzi, andiamo!»
Si fecero dare il numero da Luca e telefonarono a casa sua. Rispose Alfredo:
« Si, maresciallo…»
« Abbiamo trovato suo figlio. L’auto è finita fuori strada ma loro due sono illesi. Si, in una stradina… è difficile da spiegare…tanto dobbiamo passare di lì per andare a Borghetto a portare a casa la ragazza… Lo riportiamo noi…tranquillizzi sua moglie!»
Quando i quattro nella Gazzella dei Carabinieri arrivarono al piazzale di casa Pagani trovarono i coniugi sulla porta. Ansiosi e preoccupati, si capiva che avevano litigato. Aveva domandato lei:
« Quale ragazza di Borghetto?»
« Che ne so, una ragazza…»
« Potevi chiederlo…e la mia Golf ? »
« Ma vai …»
Dall’auto scese per primo il Carabiniere più anziano e poi Luca.
La mamma buttò le braccia al collo del figlio, come per scaricare con quella stretta tutta la tensione e l’ansia delle ultime ore e intanto guardava l’interno della macchina, che era illuminato, dove c’era immobile la ragazza, una biondina minuta.
Si, l’aveva già vista in qualche foto… allora era lei, era lei quella ragazzina che già da qualche anno aveva fatto di suo figlio un completo rincitrullito!
Alfredo invece reagì diversamente, non ne poteva più, aveva il fumo agli occhi, contrariato anche per quel prolungato abbraccio della Jolanda a Luca, che trovava eccessivo e teatrale.
Fece un passo avanti e senza dire una parola stampò uno schiaffone sulla faccia del ragazzo, tra guancia e collo. Lui rimase impietrito, attonito…ma poi reagì violentemente!
Mise entrambe le mani sul petto del padre e lo spinse in modo cattivo, facendolo cadere rovinosamente all’indietro. La mamma gridò:
«Lucaa!»
***

Stamattina ho deciso di andare a trovare Mirta. Non è passato poi molto tempo dal nostro ultimo incontro ma ho bisogno di vederla spesso: solo lei riesce a tranquillizzarmi.
Le porterò dei fiori. Delle rose. Si! Le sono sempre piaciute…
Ricordo ancora il giorno del nostro primo incontro: aveva una magliettina a fiori che strideva un po’ col suo incarnato pallido e la faceva sembrare ancora più piccola.
Non era particolarmente bella, Mirta, però aveva un bagliore negli occhi… per niente al mondo avrei rinunciato ad entrare in quella luce. E una volta dentro decisi di rimanere.
Mi faceva sentire così speciale, sebbene non lo meritassi! Anche ora, mentre sto comprando queste rose, sento che nessuna potrà mai amarmi come lei.

***

“Ciao amore mio. Guarda, ti ho comprato delle rose. Spero di piacciano.”

“Sai, stanotte ho fatto ancora quel sogno, il solito ormai da tanti mesi… una frenata brusca, l’auto che si ribalta, tutti che mi dicono che tu stai bene, tu che mi insulti perché ti ho lasciato con la faccia tra gli airbag, mio padre che mi molla un bel ceffone sulla guancia. Al risveglio mi sembra addirittura di sentire il caldo formicolio dello schiaffo. E di vedermi in quel bagliore dei tuoi occhi…”

* Mirta Strali
15-10-85 20-04-09

“Ho sceso milioni di scale dandoti il braccio
Non già perché con quattr’occhi forse si vede di più.
Con te le ho scese perché sapevo che di noi due
Le sole vere pupille (…) erano le tue.”
Tuo, Luca

Eh sì, sono passati ben tre anni dal 16 aprile del 2007, anno del nostro magico incontro!

Per ricordare e festeggiare l’avvenimento,  vi riproponiamo lo scritto che più ci rappresenta, il nostro manifesto. Ovvero la prefazione che il nostro Edoardo Fiume Po alias Angelo Calza ha scritto per il nostro primo libro “1995 km da Santiago” e che tanto bene descrive la nostra viscerale amicizia.

Eccovelo….

E’ APERTA LA CACCIA ALLE ANATRE

E’ bastato andare al concorso “Volo Rapido” della Porsche con il computer di una mia amica. Scrivere un racconto tanto bello, ma tanto bello, che non ha passato le selezioni.

Poi alla mia amica hanno anche rubato il computer perché l’aveva lasciato in macchina. Roba da matti.

Poi mi è arrivata un’e-mail di Ottavio. Anche lui aveva partecipato al concorso. Ha mandato un’e-mail a tutti quelli che avevano partecipato. L’ha mandata a così tanti indirizzi di posta che quando rispondevo a questa mail, compariva una finestra con scritto “Vuoi davvero rispondere a tutti?’”.

Allora mi è sembrato opportuno che ci organizzassimo. Ora uno scrive a volatori rapidi, scrive più o meno a venti persone.

Rispondono tutte e venti. Ci sono mesi che ci rimanda più di duecento e-messaggi. Roba da matti.

Che la prima volta che mi hanno detto “Andiamo a mangiare una pizza” ero occupato, erano in cinque o sei a mangiare una pizza. Sembrava una cosa nostalgica come quando si fanno le cene di classe anni dopo e ci si ritrova in due, L’ultima cena che abbiamo fatto eravamo in sedici, a parlare di libri, rischio d’impresa, titoli, mutande. Roba da matti,

Che ogn i volta che andiamo a cena o facciamo una riunione, aumenta il numero di fogli che ognuno porta con sé. Alla prima cena c’erano due che scrivevano ssu un unquadernino, all’ultima c’era un computer portatile, due persone con la ventiquattr’ore, e giurerei di aver visto anche qualcuno con un trolley pieno di fogli. Roba da matti,

Abbiamo tutti la stessa età, ventidue anni. Poi c’è anche chi somma tre anni, come me, ci perfino trenta, chi anche quaranta. Però almeno ventidue anni a testa ce li abbiamo tutti.

All’inizio pensavamo solo di scambiarci i racconti scritti al concorso, per curiosità di leggerli, Poi abbiamo scritto questo libro. Roba da matti.

Ogni volta che ci vediamo dobbiamo mettere dei cartellini per associare la faccia al nome di ognuno. E il nome di indirizzo di posta di ognuno. Che noi scrittori rapidi siamo tutti pieni di creatività, l’indirizzo di posta poche volte c’entra col nome di qualcuno, C’è chi di indirizzi ne ha perfino due o tre e scrive cose diverse a seconda dell’indirizzo che usa, sembra che abbia un’opinione diversa per ogni indirizzo, Roba da matti.

In meno di un anno, ecco che ci troviamo a pensare alle presentazioni, a che gruppi fare suonare, ai biglietti d’invito, a fare un’associazione. E pensare che avevo partecipato al concorso solo per poter scrivere un po’, che sono sempre fitto d’impegni come l’agenda di un manager e non ho mai tempo di mettermi lì e scrivere un po’, adesso con questa storia qua dei volatori rapidi, tempo ne ho anche meno.Scrivere devo scrivere fin troppo, Roba da matti.

Abbiamo scritto sedici più uno racconti, per scegliere il filo conduttore  ci abbiamo messo due mesi. A raccogliere i racconti ci abbiamo messo due mesi, A trovare un titolo due mesi, A pubblicare un libro quindici giorni. Roba da matti.

Che per il titolo poi è una storia davvero assurda, Abbiamo scelto un titolo definitivo almeno quattro volte, poi a nessuno andava bene., C’è chi faceva i sondaggi anche tra amici e conoscenti, che per ogni titolo scelto, a turno, facevano le smorfie e allora, via! Da capo, a scegliere il titolo.

Poi abbiamo fatto per alzata di mano, avevamo scelto un bellissimo titolo, che era una domanda concettuale profonda, teoretica, culturale, antropologica e cioè “Ma Piacenza è in Emilia o in Lombardia?” Poi invece è bastata una foto, il ricordo di una magnifica serata, un posto splendido, delle costate da sette etti, e abbiamo cambiato idea sul titolo. La democrazia proprio non funziona, Roba da matti.

Se non avessi partecipato a questo progetto, poi non avrei mai scoperto di avere due vicini di casa che io non avevo mai visto una volta in cortile. Buttiamo la pattumiera nello stesso cassonetto, e non ci siamo mai visti, Roba da matti.

Ma soprattutto , se non avessi partecipato a questo progetto, non avrei mai imparato a volare, rapido.

Che in questo gruppo non c’è nessuno che sa stare a terra, che schiva i sassi. In questo gruppo le idee son sempre belle, volano alte. C’è il calore del nido, la vista dell’aquila, la comicità della papera. Più che un’antologia abbiamo scritto un manuale di volo. Più che un gruppo informale, abbiamo creato uno stormo. Roba da matti.,

Edoardo Fiume Po ( A.C.)

Fiocco azzurro nel nido dei Volatori Rapidi!

Il 20 marzo alle 20 e 26 è nato Gioele Tuveri!

Complimenti vivissimi al papà e volatore Luigi e alla sua Paola da parte di tutti i suoi nuovi zii pennuti!

Questo mese potete trovare su Terre Verdiane, il bimensile di cultura turismo e territorio il racconto scritto a tre mani dalle volatrici  Chiara Ferrari, Giusy Cafari Panico ed Elisabetta Paraboschi.

Gustatevelo:  s’intitola Dolce a Sopresa e lo potete leggere su Terre Verdiane !!!!

Domani, sabato 18, alla libreria Fahrenheit 451 in via Legano a Piacenza, dalle 16 alle 19 la nostra Volatrice Rapida Giusy Cafari Panico presterà servizio come “commessa” nelle vesti della “scrittrice socialmente utile” a cui i clienti potranno rivolgersi per suggerimenti sugli acquisti e consigli di lettura.

È un’idea, questa della libreria piacentina, che da un anno e mezzo trova realizzazione nella libreria Piazza Repubblica Libri di Cagliari, in cui alcuni scrittori, come Massimo Carlotto, Sandrone Dazieri, Flavio Soriga, Michela Murgia e Francesco Abate, hanno prestato servizio come “commessi”; anche a Piacenza l’idea è piaciuta e Cafari Panico è solo l’ultima di una serie di autori che si sono improvvisati venditori e consiglieri di libri alla Fahrenheit 451.

Un corpo morto e uno vivo. Eluana Englaro e Silvio Berlusconi. La ragazza vissuta per anni in condizioni indescrivibili al centro di una logorante battaglia legale per permettere al padre Beppino di porre termine a un calvario durato troppo e l’attuale presidente del consiglio, l’uomo che un giorno il suo medico Umberto Scapagnini definì “tecnicamente immortale” in quanto dotato di “un sistema di tipo neuroimmunitario veramente straordinario per cui niente mina la sua salute”.  Sono loro i due protagonisti di una vicenda di malattia e battaglia politica che un anno fa teneva gli italiani letteralmente incollati ai televisori; a distanza di un anno su Eluana Englaro è scivolato un velo pesante di oblio. Il dolore spettacolarizzato ha portato ben presto all’indifferenza, rotta qualche giorno fa dal dibattito nato dopo l’uscita dell’ultimo numero di “Dylan Dog” che riaccende i riflettori sulla legittimità o meno dell’eutanasia.

Ecco perché un libro come quello di Giulio Mozzi, “Corpo morto e corpo vivo. Eluana Englaro e Silvio Berlusconi” (Transeuropa), vale la pena di leggerlo: non solo perché sia giusto puntare verso una via d’uscita dall’oblio mediatico di questi mesi, ma anche per l’intelligente lettura che l’autore dà ad un avvenimento che lo scorso anno ha scosso le coscienze di tutti gli italiani.

Giulio Mozzi

Giulio Mozzi non è tra quelli che un anno fa avevano dato un giudizio preciso di Beppino Englaro e di chi aveva collaborato alla morte di Eluana: “assassino” lui e “complici” loro. Ma è, per sua stessa ammissione, un cristiano cattolico, anche se “tentato dal protestantesimo” (“come molti intellettuali cattolici che non “digeriscono” l’obbedienza di pensiero richiesta dalla chiesa” spiega), che sulla vicenda Englaro torna “perché nel totale disinteresse nella stampa continua il percorso della legge: mi sembra che in Italia ci sia una strategia del silenzio perché il governo è abituato a promulgare delle leggi importanti quasi di soppiatto. Da parte della chiesa cattolica c’è stato un tentativo di ragionamento, ma sono state prese delle posizioni molto confuse: la chiesa è sembrata più coinvolta nei problemi di potere”.

Lei ha parlato di “drammatizzazione estrema” del tentativo del governo di interrompere in extremis la procedura di morte di Eluana autorizzata dalla Corte di Cassazione.

“È stato uno spettacolo usato per dare una spallata al potere del presidente della repubblica e definire Napolitano un presidente che ha una cultura della morte”.

Il suo giudizio è molto severo anche nei confronti della chiesa, coinvolta in un gioco di partito in cui la strumentalizzazione prende il posto della discussione.

“Io penso che la chiesa si sia proprio fatta fregare perché appare legata ad un’ideologia il più possibile anticristiana come il Pdl: se ci sono delle istanze etico-politiche sostenute dalla chiesa, queste sono poi smentite dai governi di centro-destra”.

Lei parte dal pretesto narrativo di proporre alla chiesa la beatificazione di Eluana, “martire della Tecnica”, per arrivare poi a un Berlusconi “avviato alla fasulla resurrezione come Grande Vittima e come Agnello Redentore dell’Italia”.

“Grazie alle sue capacità e all’aiuto del suo staff, il premier si sta costituendo come una figura divina o “di rilevanza teologica”, come dice Bondi nel libro “Il sole in tasca”: per quanto possa sembrare demenziale il problema è che la strategia funziona”.

(da “Libertà”, 25 gennaio 2010).

I VR sbarcano anche sulla Luna.

Anche la rivista letteraria La luna di traverso, nata a Parma nel novembre del 2001, si è interessata a noi; e così ecco l’idea di un’intervista per spiegare chi siamo, quando siamo nati, dove voliamo.

Il pezzo, scritto da Jacopo Franchi, si può leggere a Intervista ai VR su \”La luna di traverso\”.

L’obiettivo della rivista è quello di creare un punto di incontro fra nuovi, giovani scrittori, in cui essi possano sperimentarsi e confrontarsi: un territorio di esercizio letterario dunque, aperto a 360 gradi verso qualsiasi tipo di orizzonte letterario e artistico.

Un consiglio dunque: date un’occhiata  a La luna di traverso!!   

 

Il primo premio dell’anno per i Volatori Rapidi è davvero memorabile e arriva nientemeno che da Roma!

Ottavio Torresendi ha vinto il primo premio nazionale di “Parole in corsa” 2009 con  “Il retro dell’autobus numero sedici”  – che già aveva vinto il concorso indetto da Tempi- Piacenza  “Sentieri Curiosi” –  nella sezione “Racconti con foto”. Partecipavano i vincitori di ben 23 città italiane.

La premiazione si è tenuta alle ore 11 di giovedì 28 gennaio presso la prestigiosa cornice di Villa Borghese a Roma.

Congratulazioni Ottavio!

E complimenti anche a Pietro Chiappelloni e Angelo Calza inseriti con Ottavio nell’antologia del premio!

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